Joe Jackson > Rain


Joe Jackson è l’ex enfant prodige della new wave britannica della fine degli anni settanta. Il successo gli è arriso all’istante fin dal primo album, il sorprendente Look Sharp! del 1979 dove usando il suono essenziale di canzoni che non avevano bisogno di alcun make up , si mischiava con abilità il rock intellettuale di Elvis Costello, la fragranza pub rock di Graham Parker e l’energia punk dei Clash.

E sopra tutto ottime canzoni, come One More Time, Is She Really Going Out with Him?, Fools In Love e Sunday Papers.

Ancora oggi Look Sharp! è un album da avere. I’m The Man bissò la formula, mentre Beat Crazy nel 1980 ampliò il menu. Il successivo Jumpin’ Jive dimostrò come il talento di JJ fosse eclettico, irrequieto e poco propenso alle staccionate della musica di genere: è infatti un album di standard del jazz vocale degli anni trenta / quaranta, da Cab Calloway, a Glenn Miller e Louis Jordan...

Un incursione, quella nel jazz, che era destinata ad essere metabolizzata e sviluppata in quello che è considerato il suo capolavoro, l’universalmente noto Night & Day del 1982, che avrebbe dato il “la” a tutto il recupero pop e commerciale delle soffuse atmosfere del jazz orecchiabile per i vent’anni successivi, da Sade alle contaminazioni disco.

A dispetto dei suoi figli, Night & Day è un signor album, che dipinge Joe Jackson come un sofisticato musicista capace di rendere orecchiabili e fruibili complessi incastri ritmici e melodici basati soprattutto sul pianoforte e sulla voce.

Ormai incoronato come il Cole Porter degli anni ottanta, l’album successivo registrato in presa diretta in un teatro, è ricco di jazz, pop e ritmi salsa; l’ottimo Body And Soul, che contiene almeno due hit di sostanza, You Can't Get What You Want (Till You Know What You Want) e Be My Number Two.

Con quei dischi Joe, inglese in America, canta la sinfonia di NYC.

Ma il troppo stroppia. L’album successivo, Big World, è molto ambizioso: tre facciate (di LP) registrate dal vivo senza pubblico, con una formazione straordinaria e qualche ottima canzone (We Can't Live Together eHome Town), ma anche un po’ di noia e un po' di freddezza. Negli anni successivi Joe perde il contatto con la musica rock e con il suo pubblico, arrivando a proporre addirittura pezzi classici (per la Sony Classics) che non ho mai ascoltato ma che non hanno riscosso troppa simpatia.

Dopo diversi tentativi, il ritorno vero è un album registrato dal vivo sempre a NYC, Summer in the City: Live in New York del 2000, che contiene magistrali esecuzioni di brani del vecchio repertorio spesso in medley con classici del rock, come Fools in Love/For Your Love o Eleanor Rigby / Be My Number Two.

Nello stesso anno Night And Day II,che nasce sempre dall’amore per New York, prova a dare un improbabile quanto poco ispirato seguito al capolavoro degli anni ottanta, ed anche gli album successivi sono dedicati alla riscoperta delle proprie radici, con la Joe Jackson Band originale, sia in studio (Volume 4) che dal vivo (Afterlife).

All'inizio del 2008, Rain segna il vero ritorno di fiamma del talento di songwriter di Joe. Registrato in Germania, a Berlino, nel modo più essenziale e minimalista (basso, batteria e piano) l’album brilla soprattutto per la bellezza delle canzoni, dal pop di Invisible Man, al ritmo jazzato di The Uptown Train, al piano solo di Solo (che porta alla mente niente meno che l’energico tessuto di emozioni di Peter Hammill) a Good Bad Boy, vero ritorno del rocker di Look Sharp!

L’essenzialità delle registrazioni conferisce una volta di più un tocco intellettuale ed artistico al lavoro di Joe Jackson, anche se non mi sarebbero dispiaciuti arrangiamenti più strutturati e corposi, come fiati e chitarre che in diversi pezzi avrebbero fatto la loro figura: King Pleasure Time per esempio sembra fatto apposta per un arrangiamento più ricco, e Good Bad Boy poteva essere suonato con una pioggia di chitarre alla Clash. E avrebbero donato all’album un successo di classifica sul modello dei vecchi tempi.

Un ottimo album, godibilissimo comunque.


☆☆☆☆ (ottimo)

Genere: songwriter, brit beat, new wave

Rykodisc, 2008

in breve: essenziale, minimalista, d'atmosfera, con ottime canzoni

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