Bob Dylan > Tell Tale Sings


The Bootleg Series vol. 8 : rare and Unreleased 1989 - 2006

Quest'uomo è in tour da 20 anni: non a caso lo ha chiamato il Never Ending Tour. Vestito da cowboy, con la sua banda di fuorilegge, porta in giro il proprio songbook per città e provincie, cantando da un angolo del palco, spesso senza voce, canzoni reinventate e rearrangiate, spesso irriconoscibili ad un pubblico che credeva di portare la famiglia ad un karaoke di vecchi successi e si trova a invece confrontarsi con una musica da capire, proprio come accadeva quarant'anni fa al Newport Folk Festival (quando zio Bob si presentò con la formazione elettrica della Paul Butterfly Blues Band).
Questo è anche il ragazzo che, assieme e di concerto ai quattro di Liverpool, ha definito il Rock così come lo conosciamo oggi, trasformandolo da canzonette per una nuova generazione ad una forma adulta di Arte. Questo è il ragazzo i cui nove album degli anni sessanta (comprendo i Basement Tapes e lascio fuori il disco d'esordio) hanno costituito il songbook della nostra musica.
Il Never Ending Tour, nato per caso e senza progetto particolare, va avanti dallo stesso lasso di tempo coperto da questa raccolta di inediti e di brani orfani di disco, che senza essere (necessariamente) dal vivo ne rappresentano molto bene l'esperienza. Ed è un'ottima cosa perché lo stesso periodo non è stato rappresentato in modo adeguato dalla discografia ufficiale, con qualche splendida eccezione come Oh Mercy del 1989 e Modern Times del 2006. In questi anni quello che ha nutrito la nostra voglia di Dylan, oltre ai concerti, sono stati proprio i molti volumi della Bootleg Series che hanno tirato fuori dalle nebbie della leggenda momenti topici della sua storia.
In questi venti anni Bob ha mischiato a braccio ed a fantasia canzoni ed arrangiamenti, gli uni agli altri senza rispetti e pudori, e questa alchimia è svelata con particolare evidenza in Tell Tale Signs, perché delle due dozzine di canzoni molte erano già comparse nei suoi dischi, e lo stesso si può dire per gli arrangiamenti, solo in una miscela differente.
Perché diciamo a questo punto della recensione quello che gli ascoltatori hanno già scoperto: Tell Tale Signs è bellissimo, uno dei punti alti della discografia di Dylan degli ultimi vent'anni e avrebbe potuto benissimo vivere come disco autonomo indipendente dal marchio di bootleg. È bello ma anche significativo perché mette a fuoco con molta lucidità il suono che Dylan ha cercato di distillare con il Never Ending Tour, quel mix di poesia, rithm & blues, folk, musica soul e cowboy alla Clint Eastwood di cui i suoi fuorilegge vanno alla ricerca.
Anche la scaletta è quella di un disco autonomo: si apre con la voce roca che canta acustica su una semplice chitarra (Mississippi), un'armonica (Most Of The Time), un pianoforte (Dignity). Alla fine arriva la band ad accompagnarlo, con una serie di canzoni dalla tensione crescente, da Someday Baby ad una Series Of Dream in bianco e nero da Roy Orbison, ad una straordinaria Tell Ol' Bill. L'esperienza dell'ascolto è resa ancora più eccezionale dal fatto che versi, canzoni, arie arrivano dal nostro vissuto come in una esperienza onirica, di canzoni che conosciamo e non conosciamo, arrangiamenti già sentiti e pure nuovi. Ognuno troverà nella scaletta i propri brani preferiti, ma il livello è omogeneo e molto alto. Io adoro il primo disco e mi spiace solo che non si chiuda con la ripresa elettrica di Mississippi, perché così sarebbe stato completo ed auto-contenuto. La Mississippi #2 apre invece il secondo disco, che prosegue poi su una linea un poco differente dal primo, più folk e più old time music, e che come tale costituisce un'esperienza diversa.
Mi dicono che la Columbia abbia creato un pastrocchio nel distribuire questo ottavo volume della bootleg series, proponendolo in versione singola, doppia (quella che sto recensendo) ed infine in edizione deluxe con un terzo CD, quest'ultimo ad un prezzo vergognosamente sopra i cento dollari. Il mio personale Tell Tale Signs, quello che ho versato nel iPod, comprende le prime dodici canzoni e la Mississippi elettrica, ed è al pari dei citati Oh Mercy e Modern Times.
Lo so, è solo nostalgia, but I like it!


☆☆☆☆ (mitico)
Genere: Songwriter
Columbia, 2008
in breve: il distillato della musica che amiamo

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