perché BEAT?


Sono anni di elogio della stupidità, sono gli anni della TV.
Magari non c'è niente di male comportarti da stupido, se lo sei. Ma è insopportabile se non lo sei.

Il primo numero della mia fanzine, allora si chiamava Texas Tears, è stato preparato nel 1985 con il copia e incolla (forbici e colla, non ancora Macintosh) per parlare di rock rurale e rock romantico un po' più a lungo di quanto riuscissi a fare sul Mucchio Selvaggio, che allora era la più autorevole rivista rock italiana.
La seconda volta è arrivata con il web, nel 1996, sotto forma di un sito in cui raccogliere le storie musicali in formato elettronico anziché con l'inchiostro.
Molte cose sono cambiate da allora. Non scrivo più di musica sulle riviste, mantengo la famiglia lavorando in ambulatorio e devo dividere i tempi dello stereo con la mia piccola Carolina e i suoi CD di musiche di Walt Disney.
Ma ascolto ancora molta musica, ovunque posso ma soprattutto sul mio piccolo iPod, che ospita duemila delle mie canzoni e me le restituisce, in cuffia, in auto, sullo stereo, come l'infinita trasmissione radio del mio dj preferito.

Soprattutto ascolto musica molto bella, persino migliore di quella di cui scrivevo sulle riviste.
Tanto che quando mi capita di parlare con amici che ascoltano musica, o con qualcuno che mi riconosce o quasi, parlo per ore del rock e dei dischi che ascolto.

Da questo rinasce BEAT, questa volta sotto forma di Blog: dal mio desiderio di raccontare di bellissima musica e bellissimi dischi ad un gruppo di amici più vasto. Sono sempre stato un evangelista.

(Blue Bottazzi 2005)

Addendum: evidentemente qualche cosa è cambiato in questi tre anni, perché non tutti i dischi sono più così buoni. Forse anche il ROCK è giunto al capolinea, come era già successo al Jazz ed al Blues. Ma non per questo noi smettiamo di ascoltarlo: sappiamo di non aver scelta. Per questo continua ad esistere BEAT.
Ah, e Carolina (5 anni) non ascolta più Walt Disney ma John Fogerty, Edoardo Bennato, Ringo Starr e Joan Armatrading (per citare i suoi favoriti).

(Blue Bottazzi 2008)

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