Massimo Bubola > Ballate di Terra & d'Acqua



Ci vuole un vino di fibra straordinaria per dare il meglio dopo i cinquant’anni. Come Bruce Springsteen con le Seeger Sessions (55 anni) o Dylan con Modern Times (65).
Oppure Massimo Bubola, 54 anni, fibra veronese, tanta poesia e tanta musica.
Non siate razzisti: un disco non può essere molto bello perché è italiano? Sto parlando di Massimo Bubola: altro che Ry Cooder e John Hiatt!
Massimo Bubola ha registrato tanti dischi, fin dal 1976, ha collaborato con tanti artisti (ok, De André su tutti), ha scritto tante canzoni, alcune bellissime, recuperando lo spirito originale della canzone popolare, come pure quell’energia che attraversava i dischi dei cantautori italiani negli anni settanta.

Ma fra tutti, le Ballate di terra & d’acqua rappresentano il suo disco migliore.
Ripulite infine le sue canzoni dal folk, dagli anni settanta, dagli echi di Fabrizio... resta un grande rock e grandi canzoni: questo disco dalla copertina blu con il pettirosso, è stato il mio disco dell’estate, e sono sicuro che sarà il mio disco dell’anno.
Un grande rock, energico, gioioso, intenso, carico, come il rock & roll dovrebbe essere.
Rock come? Avete presente Darkness On The Edge Of Town? Rock così.
Non perché Bubola sia uno Springsteeniano, come Graziano Romani per intenderci. Ma perché c’è dentro quella corrente, quel fiume in piena, quella energia che comunica, dall’anima del cantante all’anima di chi ascolta.

Un rock delle chitarre, con suono caldo elettrico ed acustico. Quello di Sto Solo Sanguinando, un’apertura alla R.E.M. per un manifesto di intenti, e una citazione a Dylan, secondo un gioco caro a Massimo:

“lo so, lo so, lo so, lo so
forse sto un po' invecchiando
oh no, oh no, oh no, oh no
sto solo sanguinando...”

E come in un disco di Springsteen degli anni settanta non c’è il tempo di respirare che ti piove addosso il ritmo serrato serrato del rock di Una Chitarra per Due Canzoni e Cambiano, una dietro l’altra:

“cambiano i film, le malinconie
cambiano i sogni e le fantasie
cambiano i duri ma non i fragili
cambiano gli angeli, non certo i diavoli...”

(ma quest’uomo sta cantando per me!!!)

Una sequenza che ascoltata on the road ti cambia l’umore della giornata. Come se dalla radio uscissero Boom Boom, Badlands e Born To Be Wild una dietro l’altra. Chi potrebbe fare a meno di mettersi a cantare in coro?

Dolce Erica è una murder ballad, alla Nick Cave (manca solo la voce femminile, che ci sarebbe stata benissimo).

Tutti quegli anni è la mia canzone preferita, una The River dedicata immagino al padre.

“tutti quegli anni sopra gli affanni insieme a te
la tua voce una carezza di erba e vento
la risata senza frenata cristallo e argento
e ripenso a tutti quei giorni, a quei ritorni assieme a te

mi hai insegnato a nuotare e a scrivere o stesso giorno
la bellezza delle parole e del ritorno...
...e le foto di fine anno di quei ragazzi davanti a te
sui gradini della tua scuola ben pettinati tranne due o tre...”

Che posso farci, non posso ascoltarla senza commuovermi.
E ancora Uno Due Tre, altra murder ballad, e la poesia semplice, delicata ed evocativa di Canzone dell’Assenza:

“fuori piove argento e neve c’è un silenzio lieve sopra i prati bianchi corvi stanchi scrivono che tu mi manchi già”

Massimo, sei un grande! ma Grande come i Grandi!

☆☆☆☆ (perfetto)
Genere: Songwriter
Eccher, 2008
in breve: un inno alla gioia di vivere declinato in rock

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